La stagione del Fascismo inizia dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922. A seguito delle pressioni di questa manifestazione armata, il governo in carica si dimise e il Re Vittorio Emanuele incaricò Benito Mussolini di formare un nuovo governo. Inizia così il Ventennio fascista, che diventerà vera dittatura con le leggi fascistissime del 1925, e terminerà il 25 luglio 1943 con la deposizione di Mussolini.
Ma Mussolini era stato, in precedenza, un maestro e questo gli diede una profonda conoscenza della scuola, che lui trasformò in uno dei principali meccanismi per creare il consenso, a partire dalle nuove generazioni.
Libri, diari scolastici, quaderni e persino pagelle, infine associazioni giovanili e sportive istituite per operare accanto alla scuola pubblica, vennero tutti usati per indottrinare e formare i fascisti del futuro: pronti a “credere, obbedire e combattere”, felici di sacrificare la propria vita in onore del Duce.

Tessera d’iscrizione a “La piccola italiana” di Teresa Cozzolino. Cosenza, ONB-Opera Nazionale Balilla, 1927; 9.5 x 6.5 cm. (Fondo Ricca)
Obiettivo del regime fu indottrinare il popolo alla nuova ideologia fascista al fine di creare l’Homo Novus. Particolarmente cruciale era l’educazione dei giovani, a partire dalla più tenera età.
A tale scopo il Partito creò diverse associazioni giovanili da esso direttamente controllate, a cui i più giovani, e in seguito anche gli adulti, avevano l’obbligo di iscriversi. Con Regio Decreto 3 aprile 1926 n. 2247 fu istituita l’ONB-Opera Nazionale Balilla “per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù”, che controllerà la formazione morale, spirituale e fisica delle giovani generazioni.
I giovani e le giovani erano inquadrati per sesso e per età. Le bambine erano inquadrate nei “corpi femminili” così distinti: Figlie della lupa (6-8 anni); Piccole italiane (8-14 anni); giovani italiane (14-18 anni). Qui vediamo appunto la tessera di una Giovane Italiana, ritratta nella caratteristica divisa: camicetta a maniche lunghe in piqué bianco; gonna in tessuto nero; calze lunghe bianche; scarpette nere con laccio abbottonato. Completavano il tutto un berretto in maglia di seta nera con un bottone che fermava le estremità, e guanti di filo bianco.


Tessera d’iscrizione come “Balilla” di Claudio Stramentinoli. Cosenza, ONB-Opera Nazionale Balilla, A. XI (1933); 9.5 x 6.5 cm.
(Fondo Ricca)
Il giovane Claudio, che è nato nel 1922, ha 12 anni ed è iscritto ai Balilla dal 1930, da quando aveva 8 anni.
I corpi maschili dell’ONB erano organizzati anch’essi per età e comprendevano: 1) i Figli della lupa (6-8 anni); 2) i Balilla, dagli 8 ai 14 anni (suddivisi in escursionisti fino ai 12 anni, poi moschettieri); 3) gli Avanguardisti, dai 14 ai 18 anni (suddivisi moschettieri fino ai 16 anni, poi mitraglieri). La divisa dei Balilla consisteva in un fazzoletto blu annodato al collo e legato da un medaglione dorato con il ritratto del Duce, camicia nera, cappello con la nappa, fusciacca (fascia di stoffa nera stretta attorno alla vita), pantaloncini al ginocchio, calzettoni di lana e scarponcini.
Se osservate bene, vedrete che Claudio è qui rappresentato in divisa di Balilla Marinaretto. Claudio apparteneva cioè a un’istituzione pre-marinara (parallela all’ONB) che preparava i giovani all’ingresso nella Marina militare. Sappiamo che è un Marinaretto perché – al posto della camicia nera con il colletto – indossa la divisa blu della Marina Militare. Notate la tipica camicia blu con il collo ampio (detta Camisazza), il fazzoletto decorato da due strisce bianche parallele al bordo (solino), e la maglietta con scollo a barchetta. La divisa era completata da pantaloni lunghi e larghi blu e dal caratteristico berretto schiacciato (pizza). Cfr. Ugo Pericoli, Le divise del Duce, Milano, Rizzoli, 1983.

Moschetto Balilla Grazian. Moschetto a capsula in dotazione ai reparti della GIL. Senza marchio ma prodotto dalla Ditta Graziani (Verona) Anni: 1937-1940; 9 x 75 cm.
(Fondo Greco)
Definito Moschetto regolamentare Balilla, questo fucile è una versione ridotta (e manipolabile dai bambini) del fucile modello Carcano 1981, che fu in dotazione al Regio Esercito italiano dal 1891 al 1945. Presenta una capsula a salve, il calcio in faggio e una baionetta ripiegabile in fondo alla canna. Questo specifico esemplare è incompleto in quanto mancante della culatta mobile in cui era alloggiato il congegno di scatto con il grilletto (rimasto). Pur mancando marchi di riconoscimento, la struttura e le dimensioni del fucile (75 cm) ci permettono di identificarlo nel modello Balilla prodotto a Verona dalla fabbrica F.lli Grazian per conto della GIL a partire dal 1937.
Il moschetto regolamentare Balilla venne prescritto dalla Presidenza centrale dell’ONB-Opera Nazionale Balilla, istituita nel 1928 allo scopo di fornire un addestramento militare ai giovani fin dall’infanzia, come stabilito dal Duce nel suo ruolo di Ministro della guerra. Nel manuale pubblicato nel 1931 dalla prima ditta produttrice (la FNA – già P. Lorenzotti di Brescia), il moschetto viene “voluto innocuo da Sua Eccellenza On. Ricci con finta munizione e capsula a salve i pacchetto da sei”. La FNA lo produce per l’ONB dal 1931 fino al 1937, per un totale di circa 50.000 pezzi. Dal 1937 l’ONB confluisce nella GIL (Gioventù italiana del Littorio) alle dirette dipendenze di Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista. Per questo motivo i fucili prodotti fino al 1937 sono marcati con la sigla O.N.B. (1926-1937) mentre i fucili prodotti successivamente sono marcati G.I.L. (1937-1940). Dopo il 1937 le maggiori ditte produttrici del moschetto saranno la ditta Grazian (Verona), infine la ditta NeVC (Brescia).
Per approfondimenti cfr.: Giovanni Chegia, Alberto Simonelli, Ralph Riccio. The Model 1891 Carcano Rifle: A Detailed Developmental and Production History. Atgen: Schiffer Publishing Ltd, 2016. Foto e immagini sul sito: https://www.il91.it/balillafna.html

Tessera d’iscrizione come “Giovane Fascista” di Motti Duilio. Cosenza, Gioventù Italiana del Littorio, A. XVIII [1940]; 9.5 x 6.5 cm.
(Fondo Ricca)
I “giovani fascisti” erano i ragazzi più grandi (18-21 anni) iscritti alle organizzazioni giovanili della GIL, la Gioventù Italiana del Littorio. Quest’associazione fu istituita nel 1937 come “l’organizzazione unitaria e totalitaria delle forze giovanili del regime” e, difatti, fu il risultato della fusione dell’Opera Nazionale Balilla con i Fasci giovanili dei Combattimento. Questa tessera risale all’anno 1940, quando il giovane Duilio Motti – che è nato nel 1920 e dunque ha 20 anni – è iscritto da due anni alla GIL.
Anche questa tessera, come le altre, presenta la data rappresentata secondo la cosiddetta “era fascista” (E.F.), espressa in numeri romani. A. XVIII significa 18esimo anno dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922. Per calcolare l’anno è sufficiente fare la somma: (18) + 1922 = 1940. Perciò come risultato avremo che il 18esimo anno dell’era fascista inizia il 28 ottobre 1939 e termina il 27 ottobre del 1940.

Diario scolastico per la scuola del lavoro per la classe IV e V dell’alunna Luciana Graga. Anno scolastico: 1941-1942. Roma, Ente Nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche; 20.5 x 14.5 cm.
(Fondo Ricca)
Anche oggetti apparentemente umili e insignificanti come i diari scolastici diventano strumenti di propaganda nella scuola fascista. Qui vediamo un diario, stampato dall’ENBPS-Ente nazional per le biblioteche popolari e scolastiche (istituito nel 1932 per fornire assistenza economica e organizzativa alle biblioteche), che riporta sulla copertina i tipici simboli della propaganda fascista. Il fascio littorio (simbolo della forza), la scure che si slaccia dal fascio per tagliare un nodo. Il nodo (che richiama il mitico “nodo di Gordio”, inteso come un problema senza soluzione) che viene tagliato dalla scure del fascismo è una metafora ricorrente nei discorsi di Mussolini, a indicare il Fascismo e se stesso come l’uomo forte e capace di prendere decisioni – anche basate sulla forza – per risolvere le questioni irrisolte dell’Italia (es.: Primo proclama del quadrumvirato, 27 ottobre 1922; Discorso di proclamazione dell’Impero, 9 maggio 1936. Fonte: Scritti e discorsi di Mussolini. Edizione definitiva. Torino: U. Hoepli, 1934-40, voll. I e IX).

Lettura “La befana fascista” (pp. 66-70) da: Il libro della II classe. Illustrato da Mario Pompei scritto da Ornella Quercia Tanzarella. Roma, La libreria dello Stato, 1931; 23.5 x 17 cm
Con il processo di fascistizzazione della scuola si intende la completa conversione di sussidi, pratiche educative e contenuti didattici all’ideologia del regime fascista. Il “Libro unico di Stato” è l’esempio più eclatante di questo fenomeno. Introdotto nel gennaio del 1929, il testo unico di stato fu introdotto a partire dall’anno scolastico 1930-1931 in tutte le scuole elementari d’Italia. Per ogni classe elementare (Prima, Seconda, Terza ecc.), tutti gli scolari e le scolare d’Italia avrebbero studiato e letto lo stesso libro, i cui contenuti erano vagliati da un’apposita Commissione per i libri di testo affinché fossero in linea con le politiche del regime. La libertà d’insegnamento era soppressa (maestri e maestre non potevano più scegliere altri libri) e l’indottrinamento delle idee e dei valori fascisti era in atto.
Il racconto della Befana fascista è un esempio di come una festività cristiana venisse trasformata dal regime in un evento della propaganda fascista. Attivata persino nelle comunità italiane in Argentina nel 1927, dal 6 gennaio 1928 la Befana fascista fu ufficialmente istituita in Italia per recare ai bambini, soprattutto delle classi più povere, doni utili e generi alimentari (pane, riso, farina). Dal 1934 si tramutò in “Befana del duce” (o Natale del Duce), al fine di alimentare il culto della personalità di Mussolini.

Quaderno “Opera Balilla”. Roma: G. Pitigliano S. A. Anni: senza data ma dopo il 1936[-1943]. 20.5 x 15 cm
(Fondo Ricca)
Il quaderno è senza data e non utilizzato. Tuttavia possiamo ricavare la data in cui il quaderno fu stampato, facendola risalire agli anni successivi alla Campagna d’Etiopia (1935-1936) con cui Mussolini invase e conquistò l’Etiopia per realizzare il sogno di un “impero coloniale” di Mussolini. Da questa guerra nacque l’Africa Orientale Italiana (AOI), di cui facevano parte anche la Somalia italiana e l’Eritrea, con capitale Addis Abeba. A seguito di questa guerra di aggressione, la comunità internazionale impose l’embargo all’Italia, ossia pesanti sanzioni economiche che vietavano il commercio di armi, l’esportazione di prodotti italiani e l’importazione di materie prime, come il carbone.
La copertina del quaderno rappresenta il continente africano e, a colori, i territori dell’AOI: questi sono colorati con i colori della bandiera italiana e il fascio littorio al centro. La scena è sovrastata, in alto a destra, dalla Vittoria alata con la spada in pugno e la Stella italica sul capo (lo “stellone italico” a cinque punte, simbolo dell’Italia), a simboleggiare l’Italia uscita vittoriosa dalla guerra. Al centro, un giovane Balilla guarda sorridente alle nuove conquiste. Si notino il medaglione con il ritratto di Mussolini usato come fermaglio del fazzoletto, e l’aquila stilizzata appuntata sul berretto (una bustina con nappa neri: il “fez”).
- Testi a cura di Marta Brunelli (c)2025
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